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L’Italia riconosce la cannabis come farmaco

ab11136985924b4ca1e1947350229497Lo sapevate? Dal 23 febbraio in Italia la cannabis è riconosciuta ufficialmente come farmaco. La conferma è arrivata dalla pubblicazione di un apposito decreto firmato dal ministro della salute Balduzzi sulla Gazzetta Ufficiale dell’8 febbraio.

IL TESTO – Il provvedimento modifica così il decreto del Presidente della Repubblica 309/1990, ovvero il testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza. Partiamo dalla novità.

Nella tabella II, sezione B, del decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, sono inseriti, secondo l’ordine alfabetico: Medicinali di origine vegetale a base di Cannabis (sostanze e preparazioni vegetali, inclusi estratti e tinture).

Ciò significa che i farmaci a base di cannabis verranno inseriti nella tabella II del testo unico 309/9, ovvero quella nella quale sono indicate le sostanze con attività farmacologica e terapeutica. Nella tabella I sono presenti i preparati attivi della cannabis mentre nella seconda, sezione “B”, ovvero quella che racchiude i farmaci definiti “non stupefacenti” sono presenti le sostanze “delta-9-tetraidrocannabinolo” (Thc) e “dronabiol”, dal nome di un farmaco generico registrato nel 1985 ma non commercializzato in Italia, per il trattamento della nausea e del vomito nei pazienti in chemioterapia antitumorale e per la stimolazione dell’appetito nei pazienti con sindrome da deperimento da AIDS.

L’ATTUALE PRESCRIZIONE – Tali farmaci possono essere già adesso prescritti ai sensi del comma 2, articolo 72 del testo unico, secondo il quale queste si rendono necessarie

secondo le necessita’ di cura in relazione alle particolari condizioni patologiche del soggetto

Come previsto ad esempio dalla Regione Liguria, come vedremo in seguito. Il parere positivo alla decisione è arrivato anche dall’Istituto Superiore di Sanità attraverso una nota del 4 ottobre 2012, nella quale si è approvato l’inserimento nella sezione “B” dei medicinali di origine vegetale a base di Cannabis, intese come sostanze e preparazioni vegetali, inclusi estratti e tinture, secondo le modifiche introdotte dall’International Narcotics Control Board, in conformità, come spiega il decreto,

a quanto previsto dalla Single Convention on Narcotics Drugs, adottata a New York il 30 marzo 1961, come emendata con protocollo adottato a Ginevra il 25 marzo 1972, che ha introdotto nella descrizione della Cannabis le preparazioni vegetali impiegate nei medicinali a base di estratti di Cannabis preparati industrialmente

Altro parere positivo da parte del Consiglio Superiore di Sanità, parere arrivato il 23 ottobre 2012. A seguire, il 20 novembre, è arrivato il “si” del Dipartimento Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Insomma, un percorso netto per una decisione che si presume possa cambiare radicalmente il rapporto dell’Italia, e degli italiani, nei confronti dei medicinali a base di cannabis, riconosciuti ripetiamo dallo scorso 23 febbraio come farmaci a tutti gli effetti.

UNA NORMA PASSATA SOTTO SILENZIO – Come ci spiega Cannabis Info, attraverso Fuoriluogo.it, abbiamo a che fare con una norma passata sotto silenzio ma che di fatto si promette di modificare nel profondo il rapporto tra italiani e cannabis. Grazie a questo decreto vengono ammessi anche i farmaci a base naturale, con la speranza che ora i preparati vengano prescritti secondo le indicazioni approvate dalle autorità, indicazioni che vedremo più avanti, a differenza di quanto avveniva nel passato, dove queste venivano decise caso per caso. Il decreto Balduzzi poi riabilita parte del contenuto della legge 49/2006 Fini-Giovanardi, nella quale la cannabis veniva inserita nella tabella I:

la cannabis indica, i prodotti da essa ottenuti; i tetraidrocannabinoli, i loro analoghi naturali, le sostanze ottenute per sintesi o semisintesi che siano ad essi riconducibili per struttura chimica o per effetto farmaco-tossicologico

Oggi invece l’inserimento dei prodotti naturali derivati dalla cannabis nella sezione B della tabella II permette una semplice somministrazione con ricetta, ai sensi dell’articolo 43 del testo unico 309/90:

La prescrizione dei medicinali compresi nella tabella II, sezioni B, C e D, di cui all’articolo 14 e’ effettuata con ricetta da rinnovarsi volta per volta e da trattenersi da parte del farmacista

L’UTILITA’ – La comunità “Il Gabbiano” poi ricorda che questo decreto rappresenta una sonora “lezione” per quelli che sono stati definiti “bacchettoni”, incuranti delle evidenze che hanno dimostrato gli effetti terapeutici della cannabis intesa come antidolorifico ed aiuto per patologie neurologiche come la sclerosi multipla, oltre alla palliazione nel trattamento anti-tumorale e nel glaucoma. Nello specifico viene preso di mira il professor Silvio Garattini, direttore dell’Istituto Mario Negri, incluso nella lista di illustri esperti che

seguitavano a sostenere l’assenza di prove scientifiche degli effetti terapeutici della cannabis, avessero sempre fatto orecchio da mercante alle proposte di un tale riconoscimento: proposte ribadite proprio pochi giorni fa all’art.9 in uno dei tre disegni di legge di iniziativa popolare – quello sulle droghe – depositati il 30 gennaio in Cassazione da 16 associazioni compresa la nostra.

Ora i sostenitori dell’assenza di prove scientifiche degli effetti terapeutici della cannabis probabilmente dovranno spiegare la decisione dell’istituto Istituto superiore di sanità e del Consiglio superiore di sanità di spostare i medicinali derivati dalla sostanza vegetale nella sezione B della Tabella II, dove si trovano le sostanze a minor rischio di abuso e dipendenza. Come detto la “Fini-Giovanardi” inseriva i prodotti nella tabella I, ovvero quella dove vengono incluse le droghe pesanti. Legge smentita dal decreto Balduzzi. I preparati attivi restano lì in Tabella I ma ora i farmaci di origine vegetale a base di cannabis sono autorizzati, considerando ovviamente il delta-9-tetraidrocannabinolo” (Thc) e “dronabiol”. Non è un controsenso?

Fonte: Giornalettismo.com

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